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Cambiamento climatico. Chi paga?

Andrea Di Meco4 min di lettura

Il cambiamento climatico è diventato una delle sfide centrali per governi e istituzioni. Emettere oggi ha conseguenze nel lungo periodo: questa caratteristica del cambiamento climatico introduce immediatamente una dimensione intergenerazionale: cause, conseguenze e costi del cambiamento climatico sono distribuiti non equamente nel tempo. Bisogna però allargare la propria visuale ed uscire dall’idea semplicistica di “giovani vittime” e “vecchi colpevoli” dato che il problema presenta vari strati di complessità.

Primo strato: i giovani

Partiamo dal primo, il più superficiale. In uno studio condotto da Luke Grant ed altri accademici, è stato stimato che le persone nate nel 2020 saranno esposte ad eventi estremi molto di più rispetto alle persone nate nel 1960, in alcuni casi arrivando perfino a 9 volte tanto.

Figura 1: Eventi climatici estremi nella vita di una persona a Bruxelles, Belgio. Fonte: Grant et al. 2025 “Global emergence of unprecedented lifetime exposure to climate extremes

Cosa vogliono dire questi grafici? Rappresentano l’esposizione cumulativa ad ondate di calore estreme, ovvero un periodo prolungato di caldo anomalo, per le persone nate (grafico a) nel 1960, (b) 1990, (c) 2020. In sostanza, rappresenta la somma di tutte le ondate di calore da quando nasci a quando muori per 3 gruppi di persone nel tempo.

Innanzitutto, partiamo dalla linea tratteggiata: rappresenta il limite estremo delle ondate di calore in epoca preindustriale, ovvero fino a circa il 1850. Che vuol dire? È la soglia di ciò che sarebbe stato estremamente improbabile prima che il cambiamento climatico avvenisse. In parole povere, nel 99,99% dei casi una persona poteva essere esposta al massimo a quelle ondate di calore (circa 6).

Le linee rossa, blu e gialla, invece, rappresentano tre scenari:

  • rosso: nel 2100 la temperatura media globale è 3,5°C in più rispetto ai livelli preindustriali
  • giallo: nel 2100 la temperatura media globale è 2,5°C in più rispetto ai livelli preindustriali
  • blu: nel 2100 la temperatura media globale è 1,5°C in più rispetto ai livelli preindustriali. Scenario improbabile dato che ad oggi siamo già intorno ad 1,5° in più.

Quel che emerge da questo studio è che se una persona nata nel 1960 in media vive 3 ondate di calore estremo, una nata nel 2020 può arrivare (nel peggiore dei casi ovvero lo scenario in rosso) a 26 ondate estreme di calore. Ricordiamo che le ondate di calore possono diventare un serio problema per la salute delle persone (specialmente per i più vulnerabili) e possono danneggiare agricoltura, produttività ed economia di un’intera area geografica.

Tutto ciò è a supporto dell’idea che vede giovani e future generazioni come principali vittime di decenni di emissioni incontrollate di gas serra. Ma questa narrativa cattura solamente una parte del problema.

Secondo strato: anziani

Un secondo livello di complessità emerge se consideriamo gli anziani e le vecchie generazioni come le più vulnerabili. Come mostrato da Gary Haq nel suo “The forgotten generation”, gli anziani affrontano rischi elevati durante ondate di calore, inondazioni, tempeste e tanti altri eventi meteorologici estremi. Ciò è dovuto alla loro mobilità limitata, al loro stato di salute e all’isolamento sociale. Inoltre, bisogna evidenziare la presenza di innumerevoli organizzazioni e movimenti internazionali, promossi da anziani, che si impegnano attivamente alla lotta contro il cambiamento climatico (ad esempio “Elders Climate Action” e “Grandparents for Climate

Figura 2: manifestazione di Elders Climate Action. Fonte: Elders Climate Action

Terzo strato: Giovani vs Anziani

Ciò che dobbiamo tenere a mente, inoltre, è che le azioni ambiziose per fermare il cambiamento climatico creano una tensione intergenerazionale. Gli aggiustamenti strutturali necessari per ridurre le emissioni e concretizzare la transizione energetica richiedono costi immediati per gli adulti e gli anziani di oggi, mentre i benefici, ovvero riduzione del riscaldamento climatico, si materializzeranno solo nel futuro. Le politiche climatiche, quindi, chiedono alle generazioni più vecchie di sostenere sacrifici significativi per un mondo di cui loro non beneficeranno. In questo modo abbiamo rovesciato completamente il problema intergenerazionale: non si tratta solo di danni passati imposti sul futuro, ma anche di costi a carico del presente per il bene del futuro.

Conclusione

Tutto ciò ci fa capire come il cambiamento climatico sia sì un problema intergenerazionale, ma non un conflitto in cui i giovani sono vittime indifese di adulti irresponsabili. Se le nuove generazioni dovranno affrontare rischi climatici senza precedenti, le generazioni “senior” devono sostenere il costo della transizione.

Ma quindi, come si fa? Come capiamo qual è il giusto compromesso tra costi oggi e danni domani? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto l’economia, dove concetti come benessere intergenerazionale, preferenza temporale e tasso di sconto sociale diventano centrali per capire come la società valuta costi oggi e benefici domani.

Essendo concetti economici fondamentali per comprendere un argomento complesso come questo, il modo migliore per affrontarli è nel prossimo articolo, dove capiremo la teoria alla base di come vengono prese (o di come dovrebbero essere prese) le decisioni riguardo le politiche climatiche. Entreremo nel cuore del benessere intertemporale in modo che ognuno possa farsi una propria idea di come andrebbero affrontate determinate scelte.

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