
Cambiamento climatico. Chi paga? – Parte 2
Un passo indietro
Se vi siete persi l’articolo precedente sappiate che eravamo fermi al dilemma per cui se non si agisce ora per il cambiamento climatico, le nuove e le future generazioni dovranno affrontare conseguenze mai viste prima d’ora. Allo stesso tempo, la mitigazione ha un costo significativo che grava sulle attuali generazioni di adulti e anziani, i quali non vivranno abbastanza per vederne i benefici.
Utilità nel tempo
Come prendiamo delle scelte? Qual è il giusto compromesso? A questa domanda hanno provato a rispondere tanti economisti, uno fra tutti John Quiggin, un professore australiano di economia.

Questo grafico parla di utility nel tempo, cerchiamo di capire meglio. Facciamo un passo indietro: utility sta per utilità, che in economia rappresenta la felicità, il benessere di un individuo o, in questo caso, della società.
Abbiamo due curve, la verde che indica come varia l’utilità nel tempo in un mondo con mitigazione, (ovvero con lotta al cambiamento climatico), la rossa, invece, ci dice come varia nel tempo l’utilità in un mondo senza mitigazione. Quello che possiamo vedere è che inizialmente l’utilità è più alta se non facciamo nulla per combattere il cambiamento climatico (curva rossa), poi, ci sarà un punto nel tempo, non toppo lontano, in cui la crescita si bloccherà, ed è lì che rimpiangeremo di non aver agito prima. Infatti, se si fa attenzione alla curva verde (mondo con mitigazione) si nota subito come inizialmente l’utilità è più bassa ma poi la crescita sarà esponenziale. Quello che ci dice questo grafico, quindi, è che la mitigazione ha un costo iniziale, ma poi i benefici saranno importanti.
Tasso di sconto
Ma come facciamo a confrontare costi e benefici distanti nel tempo? Grazie a degli importanti concetti economici come il tasso di sconto. Il tasso di sconto è un concetto fondamentale che può dire molto su una società e sul valore che essa dà al futuro. In economia “scontare” significa convertire costi e guadagni futuri nel loro valore oggi, basandosi sull’assunto che un euro domani vale meno di un euro oggi. Come mai? Fondamentalmente per due motivi:
- Pure time discounting (sconto puramente temporale): riflette semplicemente la preferenza per il presente delle persone. Si basa sull’idea che il benessere futuro valga meno di quello presente solo perché avverrà dopo. È per questo che tra 100 euro oggi e 100 euro tra un anno la stragrande maggioranza delle persone preferisce riceverli oggi.
- Sconto di crescita: è dato dal fatto che ci si aspetta che le generazioni future saranno più ricche; quindi, un euro per loro vale meno che per noi. Perché varrà meno? A causa del suo valore marginale. Ora c’è bisogno di fare un piccolo passo indietro e capire il concetto di marginalità. Supponiamo che una mattina vi svegliate con una gran fame, aprite il frigo e avete tantissimi panini. Iniziate a mangiare questi panini e il vostro benessere cresce sempre di più. Il primo panino è quello più bramato, lo volete tantissimo e dopo di esso c’è un enorme crescita di soddisfazione. Ora la fame atroce è sparita, però c’è spazio per altri panini, con il secondo la soddisfazione cresce ancora, ma questa volta meno di prima (non ne avevate così bisogno come il primo). Dopo il terzo la soddisfazione continua a crescere ma cresce ancora meno perché questa volta siete quasi pieni e quasi non vi andava più. Così via, finché non si arriva ad un punto in cui la vostra soddisfazione per un panino aggiuntivo non cresce più perché siete troppo pieni. Ecco questo è esattamente il concetto di “valore marginale”, quanto cresce la vostra utilità o soddisfazione per l’aggiunta di un panino. Più panini avete mangiato e più il valore marginale di quel panino è basso. Quindi il valore marginale dei soldi indica quanto cresce la vostra utilità con l’aggiunta di un euro. Più soldi avete e più il valore marginale di aggiungere un euro è basso. È per questo che per un calciatore spendere 100 euro ad una cena fuori non è nulla e per noi il fatto che il prezzo del kebab sia ormai arrivato a 7 euro è una tragedia. Ecco spiegato perché se nel futuro saremo più ricchi (che è ciò che ci si aspetta) un euro varrà meno.
Ed ecco come si forma lo sconto intrinseco, che rappresenta il cuore del tasso di sconto sociale, ovvero il valore che una società dà al futuro. E’ formato dalle due componenti di prima: Sconto puramente temporale ($\rho$) e sconto di crescita ($\eta g$), quindi il tasso di sconto ($r$) è:
Matematica del tasso di sconto
Quindi, il tasso di sconto ci dice il valore attuale di una somma futura e la formula è la seguente:
Dove:
VA = valore attuale (oggi)
VF = Valore futuro
r = tasso di sconto
n = numero di periodi (solitamente anni)
Ad esempio, il valore attuale di 100$ tra un anno ad un tasso di sconto del 3% è $\frac{100}{\left( 1 + 0,03 \right) ^1} = 97,09$, questo vuol dire che se il vostro tasso di sconto è il 3% e vi chiedessero se preferireste 97$ oggi o 100$ tra un anno per voi sarebbe esattamente la stessa cosa.
Con invece un tasso del 5% tra un anno il valore sarebbe $\frac{100}{\left( 1 + 0,05 \right) ^1} = 95,23$. Quindi più è alto il tasso, più le somme future varranno meno oggi.
Gli economisti devono quindi fare una scelta:
- Scegliere un tasso r alto (3%-4%) implica che il futuro varrà molto meno di oggi e quindi si dà molta più importanza al presente (dato che i guadagni e le perdite futuri saranno pesantemente scontati) e si arriva alla conclusione che la mitigazione deve essere poca e lenta.
- Scegliere un tasso r basso (1-1,5%) implica che il futuro è valutato quasi quanto il presente, portando alla conclusione opposta: una mitigazione urgente e sostanziosa è economicamente giustificata.
Etici e positivisti
Ora, in economia, esistono due correnti di pensiero:
- I positivisti, uno fra tutti è il premio Nobel per l’economia William Nordhaus, che credono più adatto un alto tasso di sconto. Intendono quindi scontare pesantemente il futuro, sostenendo che una forte mitigazione non sia necessaria.
- Gli etici, tra cui il nostro Quiggin (quello del grafico dell’utilità), sostengono che il tasso di sconto debba essere basso e che il futuro debba valere quanto il presente e, conseguentemente l’unica scelta giusta è una forte mitigazione.
Secondo i positivisti, perché ne valga la pena per qualsiasi progetto (come anche la riduzione delle emissioni), esso deve dare almeno gli stessi profitti del mercato, altrimenti quei soldi investiti per la riduzione delle emissioni possono essere investiti altrove per avere un ritorno maggiore. Quindi, ciò che guida le scelte è l’efficienza: lo scopo è massimizzare il benessere totale attraverso l’allocazione intertemporale, ovvero, tra i vari anni, delle risorse.
Chiaramente i positivisti non negano il cambiamento climatico: non vogliono dire che non bisogni trovare una soluzione ad esso, ma semplicemente credono che ci sia bisogno di un modello efficiente di mitigazione. L’argomentazione è che un alto tasso di sconto convenga alle future generazioni, perché assicura che le risorse saranno investite per avere il più alto ritorno possibile (in termini monetari) in futuro. Se il tasso di sconto è alto, non conviene investire in mitigazione climatica, dato che i benefici, molto lontani nel tempo, saranno pesantemente scontati e perderanno valore. Si preferisce dunque investire dove i ritorni saranno immediati e certi, così da avere più valore da mettere a disposizione delle generazioni future.

Gli etici, d’altro canto, sostengono che bisogni agire adesso e che tutti gli individui, presenti o futuri, meritano uguali considerazioni morali. Si tratta di una scelta morale, non solo tecnica, e che un basso tasso di sconto riflette meglio giustizia e sostenibilità. Inoltre, secondo Quiggin, la distinzione tra generazioni correnti e future è sbagliata. In realtà le generazioni si sovrappongono, varie generazioni coesistono allo stesso momento e, dato che alcuni individui vivi oggi saranno in vita anche nel 2100, lo sconto temporale discrimina non solo le persone che nasceranno nel futuro ma anche persone vive oggi. L’implicazione etica è che i trasferimenti nel tempo debbano essere valutati come in un’unica generazione: tutti gli individui meritano eguali considerazione di benessere. L’argomentazione degli etici è che i positivisti non scontino solo il valore monetario, ma anche il valore delle vite umane ed il valore di una vita non può essere scontato.

Entrambe le visioni, portate avanti da illustri studiosi della materia, necessiterebbero di ulteriori approfondimenti che, magari, potranno essere portati in altri articoli. Chiaramente data la complessità delle argomentazioni e del problema non si può ridurre tutto a “buoni” e “cattivi”, ma quello su cui ci sembra più opportuno far leva è che dobbiamo ricordarci che lo scopo principale dell’economia e delle scienze sociali è quello di incrementare il benessere e la felicità delle persone, non solo il mero denaro.
Abbiamo stimolato la tua curiosità? Puoi saperne di più consultando le nostre fonti:
- D. Weisbach, C. R. Sunstein, (2009) Climate Change and Discounting the Future: A Guide for the Perplexed, in Yale Law & Policy Review, Vol. 27, No. 2 (Spring, 2009), pp. 433-457
- Quiggin, J. (2009). Climate change and intergenerational equity. In J. Moss (Ed.), Climate Change and Social Justice (pp. 67–81). Carlton, Vic: Melbourne University Publishing.