La povertà energetica in Europa: dati e soluzioni

La povertà energetica è il contesto in cui risuona con forza la frase “Ogni edificio dovrebbe diventare una centrale elettrica”, tratta dal libro The Case for the Green New Deal di Anne Pettifor. Questa affermazione ha colpito profondamente Dan Edelstyn, regista inglese che vive con la moglie Hilary Powell a Walthamstow, un sobborgo a nord-est di Londra. La coppia, come molti loro vicini, fa davvero fatica a pagare le bollette e immaginare di possedere una centrale elettrica in casa è forse solo un sogno, che li aiuterebbe ad arrivare a fine mese. Un giorno Dan decide però di smettere di limitarsi a sognare, compiendo un gesto che cambierà per sempre il destino del proprio quartiere.

Povertà energetica: capiamo il problema

Dan e i suoi vicini sono vittima della povertà energetica, un fenomeno definito dalla Energy Efficiency Directive (EED) del 2023 dell’Unione Europea in questo modo:

L’impossibilità basilare per una famiglia di accedere a servizi energetici essenziali che forniscono livelli e standard dignitosi di vita e salute, compresa un’erogazione adeguata di riscaldamento acqua calda, raffrescamento , illuminazione contesto nazionale, della politica ed energia , per alimentare gli apparecchi, nel rispettivo sociale esistente a livello nazionale e delle altre politiche nazionali pertinenti, a causa di una combinazione di fattori, tra cui almeno l’inaccessibilità economica, un reddito disponibile insufficiente, spese elevate per l’energia e la scarsa efficienza energetica delle abitazioni.

Tra i 17 Obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030, sottoscritta dall’ONU per lo sviluppo di una società sostenibile nelle sue tre dimensioni (ambientale, economica e sociale), è presente anche quello di garantire l’accesso universale ai servizi energetici a prezzi accessibili, affidabili e moderni. Il concetto di povertà energetica ha però declinazioni differenti nelle varie zone del mondo. Nel 2023 secondo l’International Energy Agency (IEA), nei Paesi in via di sviluppo la povertà energetica ha riguardato 1 miliardo di persone non aventi accesso fisico alla rete elettrica e 2,7 miliardi di persone che usano combustibili sporchi e inquinanti nel quotidiano, specialmente per cucinare. Nei Paesi con economie avanzate il punto critico riguarda invece la convenienza, dove un numero rilevante di famiglie, pur avendo accesso all’elettricità e a sistemi di cottura moderni, non possono permettersi di consumare tanta energia quanta ne necessiterebbero per portare avanti uno stile di vita dignitoso.

Come si misura la povertà energetica?

Misurare in maniera oggettiva la povertà energetica è una vera sfida. Questo perché non esiste una definizione univoca di questa problematica, quindi a volte si ha l’impressione che le varie statistiche non si parlino tra loro. Si cerca di ovviare il problema definendo vari indicatori che, a seconda dei criteri di misurazione adottati, spaziano molto: si possono considerare le spese sostenute per l’energia, come l’incidenza della spesa energetica in relazione al reddito, oppure autovalutazioni delle condizioni abitative interne e della capacità di soddisfare i bisogni energetici di base. Per calcolare gli indicatori si possono utilizzare misure dirette, che rilevano variabili fisiche come la temperatura degli ambienti, o indirette, che guardano invece vari fattori collegati alla povertà energetica, come gli arretrati sulle bollette.

Il modo più accurato per stimare le spese energetiche di una famiglia è l’approccio LIHC: low income-high costs (stipendi bassi-costi alti). Secondo questo modello si parla di povertà energetica quando il reddito familiare è inferiore alla soglia di povertà e, a contempo, la spesa per i consumi energetici è superiore a una certa soglia, definite da paese a paese. L’ente della Commissione Europea incaricato di stimare gli indicatori, e di studiarne l’evoluzione anno dopo anno, è l’Energy Poverty Advisory Hub.

Uno dei più significativi per comprendere la magnitudine del problema è l’incapacità di mantenere la casa sufficientemente calda. È scioccante rendersi conto che i valori più alti non si riscontrano nei paesi del nord Europa, dove l’inverno rigido potrebbe giustificare questi risultati, ma nel sud del nostro continente, con Spagna, Grecia e Bulgaria tristemente capofila di questa gara al ribasso. Diventa lampante quindi che il disagio non è affatto questione di clima, ma di impossibilità di usufruire del servizio del riscaldamento: la definizione di povertà energetica.

Figura 1: mappa dei valori al 2024 dell’indicatore di povertà energetica “incapacità di mantenere la casa sufficientemente calda” (fonte: Energy Poverty Advisory Hub).

L’Unione Europea arriva in soccorso

L’Unione Europea sta lavorando attivamente per arginare la povertà energetica, tramite varie campagne e direttive. Una di queste campagne è “Build Better Lives”, in italiano traducibile come Costruire vite migliori). Fa parte del Piano RepowerEU, presentato nel 2022 per affrontare la crisi climatica, ed ha come obiettivo il garantire abitazioni dignitose, accessibili ed efficienti dal punto di vista energetico per tutti. Questa iniziativa punta a convogliare vari movimenti sociali, climatici e giovanili per promuovere l’urgente necessità di edifici energeticamente più efficienti, che possano concretamente migliorare la vita di milioni di persone in tutta Europa.

Figura 2: una locandina della campagna Build Better Lives (fonte: Build Better Lives).

Efficientamento contro la povertà energetica

Il miglioramento del parco edilizio è uno dei temi centrali per contrastare la povertà energetica. Edifici più efficienti consentono infatti di vivere meglio e di ridurre il consumo di energia, con conseguenze anche su bollette ed emissioni. L’Unione Europea ha affrontato il tema con la Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (EPBD). Introdotta per la prima volta nel 2002, la sua ultima versione è EPBD IV: un complesso documento normativo che si propone di accelerare la ristrutturazione degli edifici, in particolare quelli a bassa efficienza energetica, al fine di generare benefici per famiglie, ambiente e sistema economico.

Il cambiamento più evidente sarà la progressiva eliminazione delle caldaie a gas metano, con il divieto di nuove installazioni e la sostituzione totale entro il 2050. Un altro progetto dell’UE è il Fondo Sociale per il Clima: 86,7 miliardi di euro utilizzabili dagli Stati Membri fino al 2032 per finanziare investimenti che migliorino l’efficienza energetica, rinnovino gli edifici, promuovano l’uso di energie rinnovabili e favoriscono soluzioni di mobilità a basse o zero emissioni. Una parte di queste risorse sarà destinata anche al sostegno temporaneo del reddito per le persone più vulnerabili. Attenzione: per accedervi bisogna presentare il Piano Sociale Climatico Nazionale entro giugno 2025… non c’è tempo da perdere.

Un tetto, una rivoluzione: una storia da Londra

Torniamo a Londra, per raccontarvi la storia che abbiamo accennato all’inizio dell’articolo. In una notte del 2022, Dan Edelstyn e Hilary Powell salgono sul tetto della propria abitazione, e fanno in modo che tutti li notino. Assemblano un voluminoso letto, fatto con una coperta all’uncinetto ed un materasso avvolto nella plastica per proteggersi dalle intemperie, e due grandi abat-jour dal gusto retrò: una camera da letto en plen air per lanciare un messaggio al mondo. Si tratta di un’installazione artistica per raccogliere 50 mila sterline, con obiettivo di installare degli impianti fotovoltaici per la loro casa e per quella dei vicini. Questi impianti sarebbero poi da collegare tra loro per trasformare in realtà il sogno di avere una centrale elettrica di quartiere, per combattere la loro povertà energetica e quella del vicinato.

Figura 3: Dan Edelstyn e Hilary Powell nella loro camera da letto su tetto. Installazione per raccogliere fondi per installare impianti fotovoltaici nel vicinato (fonte: The Guardian).

Il progetto ha molto successo. D’altronde, i due non sono nuovi al mondo delle installazioni artistiche d’effetto. Nel 2018 hanno stampato decine di migliaia di banconote con i volti dei vicini, per poi farle saltare in aria con un’esplosione degna di un film di James Bond. Dan e Hilary raggiungono il target ed iniziano ad installare gli impianti, nonostante non abbiano alcuna esperienza nel settore energetico. Imparano strada facendo, coinvolgendo sempre di più i vicini nel progetto. Il sogno cresce sempre di più: immaginano l’intera strada, Lynmouth Road, come una grande comunità energetica interconnessa, alimentata gratuitamente e gestita da una cooperativa. Dalla strada si passa in fretta ad immaginarsi il quartiere intero. Nasce così il progetto Power Station, grazie al finanziamento del Fondo della Comunità Energetiche di Londra.

Povertà energetica a Londra: la risposta è Power Station

Power Station prevede la costruzione di centrali elettriche solari su vari tetti dei quartieri nord-est di Londra, attuando una partecipazione comunitaria dal basso per affrontare le crisi interconnesse di clima, energia e costo della vita. La fortissima natura collettiva del progetto ha attirato sempre più persone, interessate a dare un piccolo ma concreto contributo contro la povertà energetica. Uno dei vicini di Dan e Hilary racconta l’entusiasmo verso il progetto con queste parole:

“Siamo tutti preoccupati per l’ambiente. Ognuno cerca di fare il proprio piccolo, ma far parte di qualcosa di più grande è davvero allettante. Basta guardare cosa succede nei notiziari in questo momento per capire che non saranno quelle persone a fare dei cambiamenti per meglio. Bisogna partire dal basso. Non sono mai stato particolarmente attivo politicamente, ma sono molto felice di essere al fianco dei nostri vicini in quella che spero sia una soluzione pratica e positiva”.

Figura 4: Dan Edelstyn e Hilary Powell a capo del movimento Power Station (fonte: The Guardian).

È l’ora di agire

Possiamo essere potenti, noi, persone che dovrebbero essere impotenti“, dice Dan Edelstyn dal letto sul tetto di casa sua. D’altronde sono proprio le persone più impotenti le vittime principali della povertà energetica. Una mano meschina, che porta via la sicurezza energetica delle famiglie. Affinchè nessuno debba più scegliere se pagare le bollette o sfamare i propri figli, la transizione energetica non deve dimenticarsi degli ultimi, altrimenti tutto perde di significato. Abbiamo sia i numeri per comprendere la gravità del problema, sia le proposte dell’Unione Europea per migliorare la situazione. Ora tocca a noi: abbiamo il potere di cambiare le cose, un tetto alla volta.

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Avatar Ilaria Giaccardo